GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE. IL ROSSETTO SULLA GUANCIA NON LO METTO. CAMBIO PIAZZA

di Geneviève Makaping

Basta marce, basta sfilate. Non voglio più sentire i vostri tamburi e canti e danze e urla: “Basta violenza alle Donne”. In inglese, lingua universale e meno irruente è “International Day for Elimination of Violence against Women”. Cambio piazza. Quanta ipocrisia e quanto menefreghismo. Lo dico con la voce dell’anima. Tanto la voce ci è stata tolta e ce la tolgono ogni giorno. Ci uccidono, ci assassinano, ci ammazzano. Le donne sono trucidate.

La Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. Prendete le calcolatrici e fatevi due conti sui numeri della strage, seppur, stando alle fonti della polizia, sono in calo i maltrattamenti in famiglia, percosse, stalking e violenze sessuali. Insomma i reati legati alla violenza di genere stanno diminuendo grazie alle denunce e alle azioni di contrasto. Io cambio ugualmente piazza.

Nel 2016 i femminicidi sono cresciuti del +5,6%, passando da 142 a 150, rispetto al 2015 (quarto Rapporto Eures sul femminicidio in Italia). Erano di più le donne uccise al Nord, ricca Lombardia in particolare. Tre vittime su quattro in famiglia ed il trend continua.Il 44,6% denunciava ma era un ululare alla luna.

Nessuna protezione. E poi, le vittime straniere, l’anno scorso erano aumentate del 40 per cento. Si chiamano femminicidi etnici, però. Poi ci diranno che gli autori del femminicidio sono affetti da una malattia chiamata “Possesso”. E il gene si chiama “possessionite”, vero? Siamo nel 2018, venerdì 23 novembre, beh un certo calo c’è stato difatti, solo 106 femminicidi rispetto ai centocinquanta di due anni fa. Cioè una ogni 72 ore.

E oggi, per dire no alla soppressione della donna, noi donne, e anche qualche uomo, dobbiamo metterci il rossetto rosso sulla guancia per dire cosa? Prendo atto che, a questo punto, il rossetto è il simbolo dell’essere donna in Occidente. Cambio piazza. Vergogna oggi come ieri, come ora e ogni minuto e secondo, quando una donna è tolta di mezzo in tutti i modi e modalità: picchiata a morte, strangolata a morte, sparata a morte, accoltellata a morte, avvelenata a morte, arsa viva a morte, annegata anche nel Mediterraneo e non solo a morte, impiccata a morte. A morte nelle città, nelle foreste, nei deserti e villaggi. Morta, prima socialmente, e fisicamente poi. E marciamo.

Il femminicidio ha sfondato la barriera del Tempo e dello Spazio. Io cambio piazza. Quante ne hanno salvate dal 17 dicembre 1999? Ci voleva una risoluzione per dire quanto fosse sacra una vita, persino quella della donna? Cambio piazza. Quanta ipocrisia o quanta memoria corta? Avete inventato la “Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne” e avete (hanno) continuato a eliminare le donne. Cambio piazza.

Il mio pensiero va a quelle bambine, a quelle donne, i cui corpi sono violentati, mutilati, stuprati dalle milizie, dai soldati, dai mariti, dai compagni, parenti, uomini senza umanità. A quelle donne i cui corpi sono diventati un campo di battaglia, nel pubblico e nel privato, rivolgo e riverso il mio amore. A quelle figlie, mogli, fidanzate, zie, nonne, prostitute, cugine, nipoti, che perché donne, il loro corpo è usato come “arma di guerra selettiva”. (Cfr. Luca Lo Presti, Presidente di Fondazione Pangea, sulla Giornata contro la violenza alle donne”, da mail del mio prezioso amico Francesco Calà, 24 novembre 2010, ore 23:57. E penso agli stupri etnici nei Balcani.

La mia estrema e profonda gratitudine va all’attivista irachena Nadia Murad, ex schiava dell’Isis e al medico congolese Denis Mukwege per gli sforzi che fanno per “curare” e lottare contro gli stupri di guerra, contro la violenza sessuale come arma di guerra, contro la violenza alle donne. Avete mai visto una giudice arrivare al tribunale con un occhio pesto in procinto di presiedere una causa di divorzio? L’avete mai vista una donna votare per un partito razzista solo, o forse, perché il suo compagno è capo di quel partito? Avete mai visto la brava manager guadagnare meno del suo sottoposto solo perché donna? Mai letto le statistiche? In Italia, ad esempio, le donne si laureano con maggior punteggio, ma vanno a gonfiare i ranghi delle disoccupate e inoccupate. Sapete delle donne schiave e delle mogli bambine? E quelle infibulate? Beh ci sono pure quelle escise. Sentito mai? Io cambio piazza.

Continuate pure ad ammazzarle. Toglietele loro pure la dignità ma non sporcherete la loro candida anima da vittime sacrificali. A quale altare, importa poco e niente. Tu sei il boia e lei è la vittima. Lei è santa perché è anche generatrice di altre vite.

Tu assassino delle donne, sei quello più sacrificabile se proprio vogliamo rifarci alla teoria della sacrificabilità. Siete in pochi e, voi maschi, in quanto numero, meno necessari. Di voi, ne basterebbe uno, neanche di voi come corpo ma come seme per ingravidare milioni di donne. Le donne lo sanno, non perciò sognano di togliervi dai piedi. Smettetela e vergognatevi, se un po’ di dignità vi è rimasta. Intanto, cambio piazza.

Non devono essere le donne a sfilare e marciare oggi ma gli uomini che ancora non hanno smesso di essere umani. Nel lontano 2004 lanciai questo appello: uomini giudiziosi e perbene scendete per le piazze e isolate le mele marce tra di voi. Fu lettera morta. Non cambiai piazza. Continuai a marciare, e oggi cambio piazza.

Mia gratitudine a Leymah Gbowee, Nobel per la Pace 2011, insieme a Ellen Johnson Sirleaf e Tawakkul Karman, che in Liberia mobilitò tante donne: “Niente sesso finche non sediamo al tavolo della concertazione dove si parla del destino della nostra gente”. Quegli uomini africani impazzirono non potendo accedere al sesso. Non lo presero neanche di forza pur potendolo fare perché non aveva lo stesso sapore. Fatti concreti, secondo cultura, contesto. Mia gratitudine a Rigoberta Menchú Tum, Nobel per la Pace 1992, oltre alla sua lotta per gli indigeni, violentata, stuprata. “Non ci sono più guance da porgere”, disse. Infinite grazie a Wangari Muta Maathai, Premio Nobel per la Pace 2004, prima donna africana, parlava e agiva di sviluppo sostenibile. Fatti concreti: capitalizzò attorno a sé tante donne e piantarono moltissimi alberi. Suo marito la picchiava, le ruppe mezzo volto e spesso le diceva: “Sei stupida, le donne non servono a nulla”. Lei divenne scienziata. Cambio piazza.

Grazie a tutte quelle donne, che mai vinceranno premi ma che ogni giorno hanno già vinto perché lottano contro la violenza sul loro corpo e sul corpo delle altre donne vicine o lontane. Accadeva trenta anni fa. Avevo deciso di lasciarlo. Detto fatto. Volevo ritornare sui banchi. Si avevo trenta anni quando finalmente ebbi l’opportunità di diplomarmi e andare all’università. “Studia, studia, che diventi poeta– mi disse nel suo dialetto – potrai solo fare la schiava”. Passarono anni. Mi ero laureata dal bel po’. L’uomo del quale ero stata amante venne a trovarmi. Dalla sua tasca, tirò fuori un oggetto cilindrico di forse sette centimetri, appuntito. “Lo vedi? Posso ammazzarti” – disse. Scoppiai a ridere Santo cielo! Solo alcuni mesi dopo, capii che quella cosa luccicante era un proiettile. Santo cielo! Ma la “storia” era finita da lustri. E, sarà un caso, da allora non ho smesso di avere la pressione altissima.

Quante di meno ci saranno ancora? Io voglio: “NON UNA DI MENO”!

 

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One Comment on “GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE. IL ROSSETTO SULLA GUANCIA NON LO METTO. CAMBIO PIAZZA”

  1. Grazie Genevieve.
    Un articolo molto emozionante e motivante. L’ho letto tutto d’un fiato. Perché man mano che andavo avanti interiorizzavo quanto da te scritto. Uscire dagli schemi, azioni concrete ed esemplari.

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