NONNO AVEVA QUARANTANOVE MOGLI E 23 CONCUBINE. BAM YAMBEN, L’UOMO SEMPRE IN EREZIONE.

Angolo del racconto

di Unité de Kéllé.
(Terza puntata)
Nonno, il Re, aveva costruito una casa grande al centro della corte e tante casette piccole intorno. Viveva nella casa grande. I tempi erano suddivisi in cicli. Ogni nove giorni, riceveva a turni sei di queste donne che vi ricordo erano 49 mogli e 23 concubine.

Non siate né maligni neanche maliziosi. Le riceveva una per volta. Non erano ammucchiate o, per dirla all’occidentale, non erano partouze. Non era un incontro orgiastico. Non sapete cos’è una partouze? Beh io l’ho saputo quando sono arrivata in Europa. Ho cercato il significato in rete: si tratterebbe di sesso di gruppo che è un comportamento sessuale che coinvolge più di due partecipanti. Leggo che “Il sesso di gruppo può verificarsi tra persone di ogni orientamento sessuale e genere”. Scrivono che “Il sesso di gruppo avviene anche in popolazioni di animali non umani come scimmie bonobo e scimpanzé”. E noi, non siamo né bonobo né scimpanzé, ovviamente.

Come vi dicevo, su 365 giorni l’anno, Nonno trascorreva passava almeno 240 notti con le sue donne. Incontrava ognuna quattro volte l’anno. Eh! Lui, Nonno, era soddisfatto ogni notte. Era appagato.   E loro? Le donne lo erano o si dovevano accontentare di fare sesso solo quattro volte l’anno?

Il sesso è fondamentale non solo perché è mezzo per la procreazione e riproduzione della specie, ma questo è ovvio. È fondamentale per l’uomo. Forse lo è ancora di più per la donna e questo un vero uomo lo sa. Un vero uomo dovrebbe saperlo, anche se la società piega, “costringe”, la donna a non parlarne per paura di passare per una scostumata. Il grande uomo, mio Nonno, faceva in modo che le sue donne fossero felici e appagate… quelle poche volte.

La sua prima regola era di non andare mai nelle loro casette né di giorno né di notte. Questa scelta, questa risoluzione, dava alle donne la libertà di poter, in qualche modo, tappare un buco che lasciava la non presenza del loro uomo. Su, non pensate al concetto di gelosia che è molto occidentale. Pensate alla “Libertà”, alla “Indipendenza”, quella vera.

Durante i suoi viaggi, il nonno si guardava intorno, ascoltava i racconti e sceglieva uomini forti, di buona famiglia, di buon sangue, caldo, quasi di suo stesso rango, bei giovani. Li invitava spesso nella sua corte per lunghi periodi. Si sa, dove ci sono dei begli uomini e delle stupende donne, qualcosa succede. Si visitano di nascosto e si lasciano andare al sesso. Non si espone. Non si volgarizza. Si sacralizza. L’accoppiamento è sacro. È un rituale. Abbiate pazienza! Lo fanno i colleghi sul posto di lavoro oggigiorno, lo fanno pure i vicini di casa a volte e di nascosto.In mezzo a questi uomini che nonno invitava a corte, c’era la presenza fissa di un altro uomo. Quest’uomo era chiamato BAM YAMBEN. Bam Yamben è una Denominazione di Origine Certificata dalla nostra storia e cultura.

BAM YAMBEN era bello, molto bello, forte, di bella statura. Era un uomo discreto. Riservato. Parlava poco e si vedeva poco in giro perché era spesso impegnato. Eh sì, impegnato a calmare la sua erezione. Era, come dire, sempre pronto.

BAM YAMBEN, il bellone, il gentile, il silenzioso, il superdotato. Piaceva tanto alle donne. Era sempre pronto a soddisfare il loro bisogno sessuale. Le donne lo coccolavano. Lui, le dava piacere senza pretendere nulla. Le donne non avevano nessun obbligo nei suoi confronti. Nessun dovere nei suoi confronti sennonché offrigli un piatto di buon cibo. Cibarlo, nutrirlo, dargli da mangiare affinché avesse sempre la forza di fare quello che il loro unico marito non le faceva spesso.

Di BAM YAMBEN si raccontava che fosse sempre in erezione. Si narrava della sua perenne voglia… Si diceva che non si sgonfiava mai, neanche quando dormiva.

BAM YABEN era sempre operativo, abbatteva il concetto di tempo e spazio. Le donne l’hanno cantato e osannato nelle loro liriche, descrivendo le proporzioni del suo membro che dicevano essere “cavallesco” e piacevolissimo. C’era quella canzone la cui strofa diceva: “Fammi salire le scale del Re per fare il mio dovere di moglie, ma dopo fammi tornare nella mia casetta da Regina a godermi i trenta centimetri di Bam Yamben”.

Un’altra strofa diceva suonava così: “se non hai ancora conosciuto Bam Yamben, allora sei come vergine, il Re ha un tronco da Re che ti ama. Bam Yamben ha un tronco da cavallo che ti cavalca”. Un’ulteriore strofa magnificava: “Non ci fare crescere i funghi, aspettando il tuo turno, appenditi sul tronco di Bam Yamben”. E poi, e ancora: “La natura ha amato il nostro Re, la natura ha visto la nostra ubbidienza al nostro maestoso RE e ci ha premiato con Bam Yamben, perché abbiamo sempre il sorriso al mattino per affrontare le dure giornate e la sera per dimenticare le dure peripezie de la giornata”.

Ora, capite che molti ospiti di Sua Maestà Nonno mio, a tale punto, non lo vedevano di buon occhio. Le donne o magnificavano. Gli uomini no.

Alla prossima puntata, la quarta.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *