RAZZISMI DI SERI B? CHAPEAU ALLA COMUNITÀ CINESE

di Fred Kuwornu

Dove sono gli Afro-Attivisti, ma anche gli Attivisti e le Associazioni dell’Antirazzismo in Italia quando le stesse problematiche che essi accusano accadono in confronto di altre etnie? E se sono assenti, lo sono per deficit intellettivo o perché la loro battaglia sul razzismo nasconde solo la loro ipocrisia o personale volontà di fare carriera politica, nel mondo del terzo settore, capitalizzando solo sugli insulti che ricevono invece di eccellere per le proprie performances e qualità personali.

Sono rimasto per la seconda volta in quattro anni stupito dal fatto che due eventi mediatici di portata internazionale di razzismo o pregiudizio provocati da due Corporate Internazionali Italiani come Barilla e Dolce & Gabbana siano totalmente passati inosservati dalle principali associazioni, o gruppi facebook, che fingono di occuparsi di attivismo sui diritti di uguaglianza e di antirazzismo in Italia.

Il caso Barilla di qualche anno fa, per chi non se lo ricorda, quando il Presidente di Barilla affermò: Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Avrebbe dovuto essere un’occasione di battaglia non solo per la comunità LGBT in Italia ma anche quella Afroitaliana di esigere più rispetto. Così non fu. Quella stessa frase, tradotta, parafrasata, significa anche “Non faremo mai anche una pubblicità con una famiglia nera o araba”. Avete mai visto in Italia una pubblicità Barilla con una famiglia nera o araba per caso in questi ultimi venti anni?

Il fatto che i prodotti di Barilla e Mulino Bianco siano acquistati non solo da LGBT ma anche dai neri italiani, doveva fare esigere che le pubblicità “famiglia tipo” Barilla potessero essere girate con una famiglia nera o multi etnica italiana. Anche all’epoca mi sarei aspettato che tutte queste presunte associazioni e intellettuali antirazzisti, quelli che si definiscono diaspora Africana, ma anche politici come la Kyenge cavalcassero l’episodio per intraprendere un percorso più proficuo e strategico.

Ma niente, come al solito seppero vedere solo le dozzinali forme di razzismo. Quelle dell’uomo della strada e non quelle dove si può carpire una vittoria sociale. La battaglia la fecero le comunità LGBT e i distributori all’estero di Barilla preoccupata per il calo di vendite all’estero.

Due giorni dopo la sua infelice esternazione, Pietro Barilla chiese scusa dicendo che di famiglie ne capisce poco. Come sempre nessuno aveva capito che quella battaglia si poteva fare in Italia, dove gli Africani e Nordafricani sono circa un milione.Quanti di noi comprano un prodotto Mulino Bianco o Barilla? In Italia, mi pare, fui l’unico, sempre tacciato dai soliti di essere un tantino aggressivo, termine che in America significa semplicemente “diretto e chiaro” ma che nel linguaggio di quelli che tirano a campare sul pseudo attivismo italiano diventa una minaccia reale che incombe sulla loro esistenza ipocrita di parassiti del razzismo.

Nel recente caso di Dolce & Gabbana, la reazione della comunità cinese dovrebbe insegnare a tutti quanto sia importante fare leva sull’economia, nel marketing e nella finanza come strumenti imprescindibili nella nostra lotta. Dovremo sapere indirizzare questi strumenti concreti per la costruzione e realizzazione di una strategia a medio e lungo termine. Avrebbero un forte impatto perché toccano le tasche. Non bastano i soli comunicati duri e poi gridare “al razzismo” ed essere scandalizzati per un uovo lanciato e poi restare in silenzio in tutte le occasioni che questo si manifesta nell’agenda italiana in altre forme.

E poi siamo i primi ad abbaiare se una bottiglia d’acqua minerale offusca o no l’immagine di un’atleta nera, senza mettere in campo azioni serie verso gruppi con un’ampia quota di mercato in Italia ai quali fare sentire la nostra presenza che conta. Eppure quell’acqua la compriamo e la beviamo.

Gruppi di coraggiosi, si fa per dire, che ci frantumano la quotidianità andando a evocare qualsiasi tipo di episodio storico, coloniale e non, per riaffermare la minaccia totalizzante del razzismo, del sessismo eccetera in Italia, salvo poi scordarsene quando questo razzismo è rivolto a membri della comunità cinese, o allo sfruttamento delle donne nere in Italia trafficate dalla mafia nigeriana, o alle altre minoranze italiane. In quel caso neanche ci pensano, proprio non ci arrivano. I casi sono due, o fa comodo buttarsi in queste battaglie solo quando la presunta vittima è un nero debole, o esiste ormai un mantra consolidato a vedere il razzismo solo quando i bianchi hanno atteggiamenti razzisti verso i neri, salvo poi voltarsi dall’altra parte quando succede ad altre etnie. Il monopolio del vittimismo.

Come pretendiamo di impattare una nazione se abbiamo un atteggiamento cosi schizofrenico e non siamo per niente credibili? Come pretendiamo che anche le altre etnie possano effettivamente essere solidali con noi? Non vi rendete conto che le altre etnie non hanno la nostra stessa percezione di razzismo proprio perché hanno capito questa ipocrisia di fondo? Da anni ho imparato a diffidare e a lasciare perdere coloro che usano il tema dell’antirazzismo come unica narrazione possibile.

Molti freelance dell’antirazzismo sembrano avere a cuore il mantenimento del loro status quo, attraverso la narrazione di un continuo messaggio di persona nera debole da difendere a prescindere. Sono solo usati come scudi umani da chi ha interesse a controllarci e limitarci. In quanto scudi umani farebbero meglio a togliersi di mezzo prima di essere rimossi da chi invece ha interesse ad aggredire seriamente il nocciolo del problema. A quelli che fanno finta di non capire l’evoluzione naturale delle cose, sappiano che saranno rimossi comunque. Non abbiamo bisogno, in questo momento storico, di atteggiamenti ipocriti, di finti elemosinanti. Continuare a seguire questi “cattivi maestri” non porterà da nessuna parte se non a un’eterna battaglia di parole di chi si crede buono contro chi è definito il cattivo.

Insomma un bel giochetto da asilo per chi ha voglia di perdersi un ventennio di opportunità e vita personale, o aspira a usare l’antirazzismo come proprio ufficio di collocamento personale. Abbiamo bisogno di persone valorose e coraggiose che sappiano difendere e universalizzare una battaglia che aiuta i neri italiani. C’è bisogno di coerenza di fronte ad un episodio che si presenta in forma diversa, ben sapendo che la nostra azione è non solo utile ma strategica per la nostra battaglia di emancipazione.

Ci servono persone allenate ad avere una mente flessibile e veloce, e non persone ottuse che si auto convincono di essere le uniche vittime designate dal pianeta. Non abbiamo bisogno di persone che soffrono la sindrome di essere dimenticati se per un attimo l’attenzione si sposta anche su altri soggetti. Non siamo cagnolini in cerca di adozione o di riconoscimenti di forma. La sostanza è importante.

Da attivista seriamente impegnato da anni sul tema Diversity in Italia, mi scuso con la comunità cinese, per questa nostra mancanza di partecipazione attiva e passiva. Ammiro il senso e la metodologia di come avete discusso nei social e non solo la situazione, con una dignità e orgoglio esemplare.

Mi vengono in mente i tanti silenzi degli Afro-Attivisti che ci sono stati qualche settimana fa, nel caso del Sindaco di Milano Beppe Sala che aveva offeso gli Africani.

Se noi abbiamo quattro gattini in cerca d’adozione politica e sponsor istituzionali per farsi pagare le festicciole multiculturali, che vanno a farsi fotografare con chi gli dovrebbe delle scuse, qui, nella foto, vedete due imprenditori miliardari italiani che fanno un video di scuse, genuflessi, a momenti parlando in cinese. La dignità di una comunità si vede anche dalle risposte e azioni concrete che sa dare al razzismo e non solo dal lamentarsi di un problema.

 

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